“L’occhio dei Giovani”
Salve a tutti. Benvenuti nel mio blog.
E’ nuovo di pacca, forse ancora troppo incelofanato. Sarà scartato e ragionato al più presto. Però penso che sia giusto cominciare dove tutto ha avuto inizio. Era novembre e grazie a una padellata in testa ho iniziato seriamente a decidere per la mia vita. Ho iniziato a chiedere pareri in giro, a consultare persone. Finchè non mi sono proposto a Guido Fanti con un documento scritto da me e firmato dai miei più stretti amici e collaboratori. Faceva più o meno così:
Sono uno studente universitario di Bologna di 23 anni.
Prendo parola e parlo per un gruppo di persone, un gruppo di giovani politicamente attivi, da parecchi anni ormai.
Siamo nati e cresciuti qua, assieme alla nostra città. Ci siamo sempre mossi tanto e abbiamo osservato a lungo i quartieri e le situazioni in cui abbiamo vissuto.
Con questo documento vogliamo rispondere all’appello di Guido Fanti, ex sindaco che chiede una ricostruzione di quello che è stato il movimento e la partecipazione per l’elezione di Cofferati e la riconquista di Bologna da parte del centro-sinistra.
Uno dei pochi che abbia fatto un’analisi lucida della situazione, a mio parere.
C’è soprattutto una cosa che ci inquieta, che ci preoccupa più della “mano invisibile” della crisi internazionale finanziaria attuale.
Troviamo indecente e incomprensibile che una città universitaria come Bologna non abbia avuto per questi ultimi 5 anni un assessore alle politiche giovanili.
Una città come Bologna non può permettersi uno sbaglio del genere.
Questo errore sta per essere ripagato ad un prezzo salatissimo. Siamo convinti e preoccupati che se si votasse domani, Giorgio Guazzaloca, anche da candidato non ancora ufficiale, vincerebbe la sfida elettorale.
Una città come Bologna, con l’Università più antica d’Europa, paga questa scelta e questa incomprensione a livello culturale e ideologico. Lo sbaglio è per certi versi drammatico, e a chi dice occupiamoci di quello che sarà e non di quello che è stato commette un errore grave.
L’autoritarismo di un Sindaco come Cofferati ha allontanato drasticamente i giovani dalla vita politica della città.
Eravamo andati a votare entusiasti per la prima volta per eleggere il nostro sindaco e l’amministrazione della nostra città.
All’inizio, alcuni di noi andarono a chiedere al neosindaco se fosse interessato all’apertura di un centro giovanile cittadino.
La sua risposta fu emblematica e assolutamente menefreghista, disse che non gliene importava nulla.
Cercammo così altri canali per accedere a spazi, che a Bologna diventano sempre più mal sopportati, di aggregazione sociale giovanile e non.
Ci siamo mossi nei locali, in edifici e spazi occupati, in centri sociali.
L’antipatia da quel giorno si è materializzata, come quando chiuse il suo bellissimo sito internet, in un secondo. E’ diventata crescente, e si è piano piano allargata a fette sempre più larghe della popolazione bolognese. Ora solo per fare un esempio Barack Obama appena eletto ha rinnovato il suo sito internet chiedendo suggerimenti ai cittadini statunitensi per governare il paese.
Vogliamo un’altra Bologna. Dopo un appassimento generale della politica partitica italiana e bolognese vogliamo provare a mettere le nostre idee a disposizione della città.
Abbiamo vissuto per 20 anni i nostri quartieri vedendo e osservando le loro problematiche, spesso, troppo spesso rassegnandoci alla mancata risoluzione dei problemi e allo stato delle cose.
Crediamo che si debba sviluppare un maggior dialogo tra cittadini quartieri e comune.
Rilanciando il sistema partecipativo non solo in campagna elettorale, ma anche per tutto il mandato. Vogliamo proporre una soluzione dei problemi ragionata e indipendente. Cercando un consenso trasversale.
Abbiamo paura che Bologna invecchi in maniera molto poco intelligente a causa del sensazionalismo da titoli da prima pagina.
Noi non crediamo infatti che i problemi più gravi della nostra città siano il degrado, l’insicurezza delle strade, i lavavetri, i Rom o il baccano degli studenti alle 2 di notte in zona universitaria o al Pratello.
Ci sono problemi ben più radicati e profondi, ma riguardano nel complesso la nostra società, la nostra città.
Non servono riflessioni sfrenate per risolverli, servono ragionamenti concreti e sviluppo di idee e soprattutto proposte.
Alcuni di noi hanno esperienza di politica giovanile e scolastica e anche di militanza nei partiti di sinistra ma da sempre più tempo crediamo che il distacco ideologico-generazionale tra questi e noi sia sempre maggiore. Per questo vogliamo creare e dare voce in maniera indipendente.
Consapevoli che bisogna fare di tutto per fare sì che il comune torni ad essere governato da una giunta di centro sinistra, di stampo ulivista, allargata e condivisa.
Vorremmo creare attraverso i consigli di quartiere, le scuole elementari medie e superiori, l’università, i centri sociali, i circoli di associazioni come l’Arci o l’Ancescao una comunicazione fitta e ufficiale del comune di Bologna.
Comunicazione di proposte e di riapertura di spazi, che in questi anni sono stati trattati malamente.
Spazi e possibilità che sono solo un esempio per la situazione di oggi.
L’esempio più lampante è l’Università.
L’Università paga Bologna, ma non viene ripagata dalla città. Nel 2008/09 quasi 10mila studenti iscritti in meno sono il costo di quello sbaglio.
Dopo anni di trend positivo e gli ultimi 2 di sostanziale pareggio le politiche della giunta Cofferati stanno crepando la volta dei portici, urgono ristrutturazioni.
Il costo è sia economico che culturale.
Se banalmente quantifichiamo monetariamente il calcolo è facile:
-10′000 studenti x 500/600 € di spesa media mensile x 10 mesi l’anno (tempo medio di permanenza degli studenti universitari) = – 50/60 milioni di €
Meno presenze nelle aule, ma anche meno nei bar e nei locali, al cinema, a teatro, alle mostre, nelle biblioteche e nelle librerie, nel diffondere saperi e vivere la città.
La più antica università del mondo bistrattata da un sindaco che dopo essere stato acclamato dalla maggioranza, anche attraverso una partecipazione irripetibile alla campagna elettorale, ha chiuso il sito internet e si è arroccato a Palazzo D’Accursio.
Eravamo, a 19 anni, tra le persone che gridavano “Sergio! Sergio!” in Piazza Maggiore, a guardare la Blues Band di Andrea Mingardi che incoronava il nostro leader e a sorridere speranzosi.
Mi stavo per iscrivere all’università. Ero davvero contento. Ridevo.
Oggi invece mi ritrovo con una crisi radicata nella società che mi circonda, una partita disperata e senza senso tra Università e Città.
L’UNIBO è vista come qualcosa di distaccato. Perchè ci chiediamo noi, visto che ai 370mila abitanti bisogna aggiungere gli oltre 60 mila studenti fuori sede? E’ tanto capire che questa popolazione aggiuntiva dà ossigeno alla vita e alle vene di questo complesso corpo chiamato Bologna?
(E perchè non notare allo stesso tempo che il numero dei residenti a Bologna e per quasi 1/3 formato da pensionati?)
E’ in corso un’esperienza molto importante che sta maturando.
Al Centro Sociale per Anziani del “Baraccano”, nel complesso del Quartiere Santo Stefano abbiamo iniziato dal 2006 a frequentare gli spazi a disposizione del centro.
Con incontri, mediazioni e discussioni, a volte estenuanti, ci siamo organizzati.
Non è stato facile, non è stato immediato e ancora oggi troviamo difficoltà nella gestione comune degli spazi del centro.
Abbiamo presentato un programma al comitato di gestione per condividere gli spazi materiali e non solo, per poi iniziare così a vivere un posto bellissimo. Un centro sociale.
Pensiamo che questa esperienza possa essere un esempio per favorire l’inserimento e la condivisione di spazi tra le varie parti della cittadinanza e superare le divisioni.
Avvicinare noi studenti e giovani con gli anziani dei centri sociali, visto che Bologna ne è piena, ce ne sono infatti ben 36, zero invece sono i centri giovanili. Secondo noi è un’ottima opportunità per risolvere più problemi a Bologna.
Non ci sono realtà dicotomiche a Bologna. Non c’è o l’Università o la città. Non ci sono gli studenti o i residenti. Sono tutti parte della stessa realtà. Bisogna fare in modo che queste parti si parlino, e si conoscano meglio.
Un altro dei problemi più grandi che riguarda Bologna (e non solo, direi un po’ tutte le città Universitarie italiane) è il problema della casa.
A Bologna si pagano decine di migliaia di affitti esorbitanti tutti rigorosamente in nero.
Il caro sindaco della nostra città ha fatto della legalità un simbolo della sua amministrazione e non ha fatto nulla per cercare di risolvere questo problema.
Bisogna attuare delle politiche sulla casa drastiche per abbassare gli affitti.
Bisogna ristrutturare gli edifici fatiscenti, ricostruire le case abbandonate e pianificare le ex-aree militari concesse dal demanio per 50 anni all’amministrazione in maniera intelligentemente urbanistica e creare così nuove abitazioni per studenti e famiglie a prezzi accessibili, con affitti concordati, con case popolari o con nuovi studentati. Servono case più accessibili.
Le zone industriali sfitte e o decadute invece devono essere risollevate. Ci sono interi capannoni che devono e possono essere utilizzati dall’industria bolognese. Per incentivare una nuova PMI (piccola media impresa) che magari possa svilupparsi verso una direzione ecologica. Necessaria anche per avvicinare di più la società verso una svolta ecologista sempre più urgente.
A Bologna sono state costruite moltissime abitazioni e palazzi e mega-centri commerciali in questi anni. E allo stesso tempo ci sono spazi in città (tutta la città, sia in centro che in prima e che in ultima periferia) che necessitano di un ammodernamento.
Anche questo è un punto fondamentale. Spazi abitativi, ma non solo.
A Barcellona affitti una casa dopo la laurea fino ai 30anni con 250 Euro. Solo un esempio.
Con la stessa cifra qui hai difficoltà a pagarti un posto in doppia e tutte le spese relative. Uno scandalo.
Ogni casa nuova costruita a Bologna deve essere dotata di pannelli solari per la produzione di energia elettrica o per la distribuzione di acqua calda. Come Roma ha già fatto dall’amministrazione di Veltroni, oppure come adesso sta facendo la regione Toscana.
Si parla tanto di risparmio energetico, ma dubito che con solo le lampadine a fluorescenza o con il frangi getto dell’acqua di rubinetto distribuito dall’HERA si potrà risolvere completamente il problema. Serve una maggiore autosufficienza energetica.
Con la costruzione e l’ampliamento delle zone residenziali a Bologna si parla sempre più del potenziamento del trasporto pubblico urbano ed extra-urbano. Le forme che sono state proposte in questi anni sono banali ed insufficienti. Il “Civis” e il “Peoplemover” non sono soluzioni, sono palliativi, neanche lontanamente dei surrogati.
Il traffico non è il solo problema del centro storico o dei viali. Tutte le radiali della città sono ormai al collasso. Urgono nuove soluzioni radicali. Bisogna disincentivare l’utilizzo della macchina, che inquina ed è antieconomica.
Basta con la costruzione dei parcheggi, Bologna è la città italiana con più parcheggi per abitante! E abbiamo visto che non risolvono il problema.
Si parla di una città metropolitana, è giunto il momento di un grande summit tra gli amministratori provinciali per un nuovo grande piano di mobilità. Sindaci, presidenti di quartiere, Atc, Ferrovie Italiane, la Provincia e la Regione Emilia-Romagna devono essere appellate per fare un progetto rapido e necessario.
A Bologna era stato fatto un primo incontro, datato 1 agosto 2006, tra provincia regione e comune, per l’”Accordo quadro per la Città Metropolitana di Bologna” che lanciava la necessità di una riforma strutturale del Piano Mobilità, ma non solo.
Sembra invece che per antipatie personali o ragioni politiche a noi oscure sia stato impossibile proseguire questo fondamentale passaggio da Bologna Città a Bologna Metropoli.
Bologna è stata nel 2000 “Capitale Europea della Cultura” assieme ad altre 8 città e capitali Europee, ma sembra che da quel giorno si sia seduta su se stessa.
E’ una delle città d’Italia con più teatri (18), con moltissimi musei (28), con tante iniziative culturali, presentazioni e concerti, ha completato con il Mambo, il Museo d’Arte Moderna un quadro molto fertile per la cultura, i Future Film Festival, l’Officina Lumiere, il “Cinema sotto le Stelle” e i concerti in piazza S. Stefano sono grandi iniziative, e infatti nel 2006 è stata riconosciuta dall’UNESCO come “Città creativa della Musica”, seconda solo a Sevilla in Europa.
Ha anche uno splendido mezzo di comunicazione a sua disposizione, la rete Iperbole.
Ma manca qualcosa, fin da adolescenti abbiamo sempre avuto questa sensazione di distacco, pensiamo e crediamo che a Bologna manchino degli eventi culturali specifici per i giovani.
Uno degli esempi più lampanti che mi è balzato agli occhi è stato il concorso delle “8 idee d’Amore per Bologna” organizzato dalla Banca di Bologna.
Possibile che per organizzare un concorso interscolastico sia necessario una sponsorizzazione di una banca? Perché gli Enti Locali non organizzano veri e propri concorsi e competizioni, sportivi, musicali, culturali, artistici, progettuali, di cooperazione, tra le scuole?
Questi stimoli per i giovani sono necessari!
Penso inoltre che manchi a Bologna un grande evento musicale che sia aperto a tutti, ne basterebbe uno all’anno! Come è possibile che nel 1984 suonarono i Clash in Piazza Maggiore ed oggi non si riesca ad organizzare nella nostra piazza più simbolica un grandioso concerto?
Nel centro della nostra città, non in periferia al Parco Nord, tra l’altro collegato malissimo con i mezzi pubblici al resto della città?
Sarebbe una vicinanza emblematica tra Città e Musica, per simboleggiare così una grande passione!
La situazione del Degrado sta assumendo toni assurdi e sconvolgenti.
Questa giunta non è in grado di prendere una decisione chiara e univoca, e quando lo fa scontenta sempre una fetta troppo grossa di persone coinvolte. Servono subito degli incontri, delle riunioni tra le parti interessate, come i comitati spontanei che fanno bene a far sentire la propria voce a prescindere da ciò che dicono, organizzate nei quartieri, mediate dai presidenti per un dialogo e una mediazione necessaria.
Argomento Sala Borsa.
Perchè ci sono poche iniziative di massa in Sala Borsa? Penso che con l’Aula Magna di Santa Lucia sia il posto più bello di Bologna per tenere degli incontri aperti al pubblico. Non solo universitario. Perchè non sfruttare questo spazio? Organizzare mostre, presentazioni di libri, ma anche i nuovi progetti per la città metropolitana. Altro punto fondamentale, è il fare sì che non si ripetano errori di gestione economica e/o appalti in Sala Borsa già commessi. Alcuni rimarranno nei nostri ricordi come alcune difficoltà sistematiche dell’Amministrazione Comunale.
Sportello Lavoro – Giovani
Alcuni di noi si sono diplomati alle Aldini Valeriani, scuola statalizzata proprio durante questa giunta. Per una mancanza di aiuti tra enti e istituzioni ora non potremo più fregiarci di quello che era un fiore all’occhiello della nostra città. Un bel pasticcio anche questo.
Ma così vanno le cose, come dai tempi della funivia, del tram, dall’abbattimento scriteriato delle mura centenarie, è genetico. Difficilmente potremo fare qualcosa su questo.
Comunque alle Aldini c’è un efficiente sportello lavoro, gestito dalla Fondazione Aldini – Valeriani che aiuta i diplomati a trovare un lavoro sicuro in maniera veloce ed immediata dopo il diploma.
Perchè non riprendere questa felice esperienza ed estenderla e condividerla con le altre scuole superiori di Bologna? O per i licei realizzare apposta uno sportello pro-università, per migliorarne l’inserimento e predisporre gli studenti ad un altro tipo di studio?
Non è possibile che molti ragazzi di Bologna scelgano l’Università senza un supporto, così come gli studenti medi scelgono la loro scuola superiore!
Si tratta di semplici archivi elettronici e cartacei, non molto di più, di sportelli che in questa epoca tecnologica possono essere facilmente messi in rete senza un costo eccessivo.
Bologna non è solo la “cittadella universitaria” per quanto riguarda i locali e posti dove uscire la sera. Siccome a Bologna ci sono molti locali notturni perché non organizzare dei servizi navetta o dotare le linee nelle vicinanze dei locali di alcune linee notturne?
Se vogliamo diminuire drasticamente l’utilizzo dell’auto da parte dei cittadini bisogna fare alcuni passi in avanti proprio su questi punti.
Poi come è possibile che in via Stalingrado non ci sia una linea come in tutte le radiali?
L’ATC è stata per 2 anni negli anni ’90 premiata come migliore servizio di trasporto pubblico d’Europa. Se andate in giro facendo i turisti nelle capitali d’Europa vi accorgerete che il distacco e la differenza ora è enorme. Non è più sufficiente un miglioramento lieve, bisogna studiare e riprogettare alcune funzioni fondamentali per il trasporto pubblico. Banale esempio creando più corse notturne di autobus per chi si deve spostare e un mezzo proprio non ce l’ha. 1 o 2 corse notturne per linea, non vere e proprie linee notturne!
E’ stata da poco inaugurata la stazione ferroviaria Calderara-Bargellino nell’SFM (servizio ferroviario metropolitano), apposta per diminuire il traffico anche vicino all’aeroporto, e ora è possibile andare da Bologna a Calderara in 10 minuti. La linea di autobus 91 per un tragitto simile ce ne mette 45 di minuti.
Visto che è stata colta questa possibilità e soprattutto è stata capita, bisogna potenziare e ristrutturare alcune linee fondamentali per il trasporto metropolitano, come la Bologna-Portomaggiore e la Bologna-Porretta.
Due linee ferroviarie di fondamentale importanza per il pendolarismo, ma non solo.
In più perché nonostante da molto tempo associazioni di utenti chiedono delle corse notturne non vengono accontentati? Basterebbe una corsa a mezzanotte, mica tanto.
Queste sono solo alcune idee e accorgimenti che vogliamo proporre.
Sinceramente pensiamo sia venuto il momento di smettere di lamentarsi e di lanciarsi e fare proposte nuove con forze fresche, giovani.
La gioventù ha sempre abitato a Bologna, ma Bologna intanto è clamorosamente invecchiata.
Dalle quasi 500mila persone degli anni ’70 oggi non raggiungiamo 400 mila residenti.
Forse è anche complice un progressivo distacco generazionale. Ma non è il momento di farsi domande ideologiche o demografiche. E’ il momento di lanciare una proposta nuova.
Non vogliamo solo candidati che si interessano ai giovani. Vogliamo giovani che si interessino del loro futuro in maniera diretta. E’ questo l’appello di Guido Fanti?
Questa è la nostra risposta.
Novembre 2008
Fabio Minghini detto Mingo
Vincenzo Fiorica detto Fiò
Alberto Cazzola detto Albi
Alberto Guidetti detto Bebo
Margherita Boncompagni detta Maggie
Fabrizio Dovesi detto Fabbro
One Response to ““L’occhio dei Giovani””
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ottimo appello, Mingo, condivido e mi complimento
a presto
Bruno
futursonic - 20 Maggio 2009 at 03:50